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Biglietti ConcertiINTERVISTA RAIZ – YA!

E' uscito il 10 maggio e si chiama Ya! ed è un'esortazione campana e israeliana, al tempo stesso, a darci una mossa. Perchè come ci ricordano le lingue, non siamo poi così diversi. E' il nuovo album dell'ex Almamegretta Raiz. Poco ex e tanto Almamegretta. E' un viaggio nei luoghi dell'anima, tra città diverse, tra popoli all'apparenza inconciliabili ma anche troppo simili per continuare a farsi guerra. Algeri come Napoli, Gaza o Bristol e un condominio che potrebbe ospitarci tutti, nessun escluso e senza barriere.

INTERVISTA RAIZ – YA!

1) Ya è uscito lo scorso 10 maggio, anche il tour è partito, quindi hai avuto modo di confrontarti col pubblico e di capire anche qual'è stata la sua risposta. Come sta andando?

Questo è un album che osa in cui ho cercato di mettere insieme un certo tipo di dance con la musica mediterranea, anche perchè dopo circa tre anni di lavoro con i Radicanto, in cui portavo in giro un set completamente acustico, ho cominciato a maturare l'idea che questo tipo di musica fosse perfetta da accoppiare alla dance. Certo non è un'idea mia, non è nuova, c'è già chi ha percorso questa strada prima di me, ma volevo fare qualcosa che avesse la forma canzone con questo tipo di sound e mettere su uno spettacolo conseguente. Per questo mi sono avvalso della collaborazione di Ashtech, produttore nonché collaboratore degli Almamegretta di lunghissima data. In effetti lui è Ash, il nostro bassista, uscito poi come Ashtech con due Lp sotto l' Interchill Records, un'etichetta inglese. Ha prodotto diverse cose dub, dubstep, ecco perchè mi è sembrato così naturale rivolgermi a lui. Così abbiamo messo giù un concerto in cui io faccio l'MC, ma fondamentalmente la storia vera è la dance.

2) Questo è un album coloratissimo: dalla Giamaica ad Israele, da Napoli all'Inghilterra, passando per Algeri, sembra essere un condominio dove tutte le persone che lo abitano lo condividono e convivono in pace. Se tolgo le cuffie all'improvviso e penso al “condominio Italia” ho l'impressione che i miei vicini non la pensino allo stesso modo. Ho l'impressione che il nostro paese sia ancora un pò lontano dal concetto di "cittadini del mondo". Che ne pensi?

Questo è un album che, al rischio di volerlo stupido, non guarda, di proposito, le cose che non vanno ma solo quelle che funzionano, quelle nelle quali la gente del Mediterraneo si assomiglia. Avrei potuto calcare la mano sui conflitti, sono tanti e terrificanti, vedi quello in Medio Oriente. Non ho voluto perchè tutti lo guardano. E la verità è che la risoluzione di quel conflitto è nel conflitto stesso, ovvero quanto i contendenti si assomiglino! Se osserviamo con attenzione, a combattersi sono persone molto simili tra di loro e lo fanno nel nome della loro diversità. Al contrario, prendono spunto dalla loro somiglianza per finire ad una guerra, ma nessuno si accorge di questo. Non ho fatto altro che affermare un pensiero semplice ma dimenticato da tutti o quasi. Poi il nostro è un paese in cui si ascolta poco, tutto. Prendi l'Italia, ciò che esce dal palazzo è che è un paese monoculturale, che ha una sola religione e un tipo etnico ben definito. Sessantanni fa se ne fece addirittura un manifesto razziale. Mi è piaciuto molto quello che hai detto all'inizio a proposito del condominio. I paesi del futuro li vedo proprio così. Ecco io spero che un giorno gli stati del futuro saranno territori comuni, con diverse comunità che si confrontano, tutte con gli stessi diritti, dove tutti pagano le tasse, tutti hanno diritto di parola e difendono il territorio.

3) Napoli, Palestina e Israele. Le immagini che spesso ci hanno proposto e che continuano a proporci sono: i rifiuti a Napoli, le bombe, i militari e la guerra in Palestina e in Israele?

Mi chiedevo, perchè questa necessità, da parte dei media, di mostrarci queste o, addirittura, solo queste cose e non, ad esempio, l'impegno che i ragazzi di Napoli stanno profondendo in questi giorni con il progetto CleaNap, un modo per dire: Napoli, ce la puliamo noi se agli altri non interessa! Esatto! Torniamo al conflitto in Medio Oriente. Anche Gaza è un luogo preso di mira dall'informazione, perchè così facendo fa propaganda, fa politica e quelle immagini servono. Per fortuna o purtroppo c'è molta più normalità di quella che si crede. Ma le notizie forti vendono e tengono gli occhi aperti su obiettivo politici ben definiti. La Croce Rossa Italiana dice che a Gaza c'è una crisi umanitaria, allora è giusto dire che anche a Napoli c'è una crisi umanitaria, semplicemente perchè è un posto assurdo. Questo per dire che, se si lavora su una notizia così, è perchè questa serve a qualcuno o a qualcosa. Sulla nostra città si sono fatti cadere governi con la storia dei rifiuti e quando c'erano, nessuno se ne accorgeva. All'improvviso si accendono i riflettori e la gente si accorge della monnezza perchè la vedevano in televisione! La nostra è una realtà che si basa molto su quello che ci fanno vedere. Se i media la mostrano allora è vero che c'è altrimenti c'è opinabilità anche su una morte che non sia stata ripresa da una telecamera.

4) Cosa salvi di Napoli e cosa, di questa città, ami portare nei tuoi dischi?

Di Napoli salvo la sua attitudine cosmopolita, l'apertura mentale dei cittadini. Il napoletano è diplomatico di default, è quello che i francesi chiamano il bon vivant, perchè capace di vivere, di destreggiarsi alla grande, a volte anche nel modo peggiore, ma è capace di farlo. [si ride, ndr]. Ha sempre vissuto in un territorio dove sono circolate le realtà più disparate, popoli, abitudini, usanze, lingue diverse ed ha quest'attitudine al nuovo che l'accompagna da sempre. Vedi, è raro che un napoletano ti mandi via dalla sua città. Se arriva un immigrato, lui non crede di avere il diritto di allontanarlo, vorrà estendere la sua supremazia invitandolo ad accettare le sue abitudini, un po' come nella giungla. Al nord si sta facendo spazio un'idea un pò diversa, quella della difesa dei propri confini. Nei miei dischi porto questa Napoli, quella che sa guardarsi intorno e sa adattarsi.

5) Spesso ti chiedono quali sono state le collaborazioni che hanno arricchito i tuoi ascolti e la tua musica. (Massive Attack, Leftfield, Asian Dub Foundation) Io sarei curioso di sapere chi ha influito e come, sul tuo modo di scrivere i testi.

Leggo molto e di tutto, ma quello che mi ispira sono le cose che vivo tutti i giorni. Un odore, una storia che mi viene raccontata per strada , l'esperienza personale e, prim a di ogni cosa, la ricerca nella lingua. Prima delle parole, io gioco con i suoni delle stesse, poi costruisco la storia, il brano. Le mie canzoni suonano prima di essere scritte, nel senso che canto delle melodie senza parole e poi, fatto strano, e questo è successo sempre e in tutti i miei dischi anche con gli Almamegretta, faccio nascere delle storie da quei suoni. Da lì comincia a girare tutta la storia che voglio raccontare.

6) Perchè i Planet Funk?

Perchè siamo amici da tanti anni, perchè è il gruppo di musica elettronica più forte d' Italia e tra i più forti in Europa, perchè sono di Napoli, volevo fare un disco a Napoli e volevo una storia mediterranea. I Planet sono dei mediterranei che fanno elettronica e quindi erano perfetti per me. Hanno recepito subito quello che volevo fare e senza sforzi eccessivi abbiamo accostato le nostre sensibilità e le abbiamo fatte andare d'accordo.

7) In una recentissima intervista Paolo Polcari, a proposito di un probabile nuovo album degli Almamegretta con Raiz alla voce, dice: "Sicuramente stanno venendo fuori delle cose nuove e interessanti, ci stiamo divertendo e sappiamo soprattutto di non volerci fossilizzare nuovamente in quello che è stato il progetto che ci ha visti insieme fino a pochi anni fa". Mi traduci meglio quello che voleva dire Paolo?

Il mio sogno era andare via per qualche anno da questo collettivo, congelare il nome del gruppo e riprendere da dove avevamo finito, da Imaginaria. La mia domanda però non poteva essere accolta dal resto dei componenti perchè il gruppo doveva continuare, c'erano delle necessità che era giusto che fossero rispettate e poi gli Almamegretta avevano un seguito. Ricordo ancora l'ultimo concerto con i ragazzi, era il 2002 ed eravamo in Salento (6000 persone) e i Sud Sound System aprivano il nostro set. Allora loro erano già una realtà della scena musicale del nostro paese. L'anno successivo, da solista, mi sono ritrovato a Pisa di fronte a 22 persone. Questo per dirti che è dura partire da zero, ma io volevo fare anche altre cose. Allora ero coinvolto in tante altre attività, inconciliabili con l'incessante e totalizzante attività del gruppo e se fossi rimasto non avrei potuto fare quello che poi ho fatto. Loro sono andati avanti, hanno fatto delle cose stupende, anche senza di me. Io, dal canto mio, ho fatto dei dischi miei e tante collaborazioni. E' chiaro che si crea una stupenda magia quando suoniamo insieme, ci piacerebbe capire cosa succede se ci mettiamo a scrivere di nuovo, ma non a caso, bensì con un concept. Allora il patto è questo: se viene fuori qualcosa di bello, dieci belle canzoni, le pubblichiamo e facciamo un tour! Fare una reunion, così, vuol dire scavare un po' il barile e anche azzerare la qualità dei progetti che abbiamo portato avanti gli uni senza gli altri.

Daniele Mazzotta

Pubblicato il 04 Settembre 2011 da Daniele Mazzotta

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