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Biglietti ConcertiIL TEATRO DEGLI ORRORI A LAVORO SUL NUOVO DISCO

Intervista a Pierpaolo Capovilla, in tour con One Dimensional Man. "La notizia dello scioglimento del Teatro č falsa". E dā appuntamento ai fans per un nuovo disco di inediti. Intervista di Daniele Mazzotta.

IL TEATRO DEGLI ORRORI A LAVORO SUL NUOVO DISCO

E' da sempre cantante e bassista degli ODM, ma anche solo voce nel Teatro Degli Orrori. E' impegnato nel progetto di rilettura di Majakovskji e crede che ogni concerto sia un'esibizione teatrale. E a qualcuno che aveva messo in giro    storie su un probabile scioglimento del Teatro Degli Orrori, risponde: il Teatro non è finito, anzi, dico di più...

 

Mi piace una battuta in cui dici che un concerto rock è una rappresentazione teatrale. Cosa intendi?

 

Da un punto di vista oggettivo un concerto rock è pur sempre una rappresentazione teatrale perchè dotata di un palcoscenico, di luci, di attori teatranti che suonano e che si atteggiano a persone più sagge e più intelligenti di tutti gli altri. Dunque è teatro, anche One Dimensional Man è teatro. E' chiaro che con il Teatro degli Orrori io non ho nessuno strumento in mano e posso, non soltanto teatralizzare la mia performance,  ma posso anche attorializzare. Il glam per esempio è teatro, i Pink Floyd sono teatro, i Genesis sono teatro, gli stessi Sex Pistols, dove tutto si ammazzano di cazzotti tra il pubblico, fanno teatro. Per altro, quello sul palco, è un momento di vita vissuta altrimenti sarebbe finzione. C'è il teatro di prosa e il teatro di scena. Noi facciamo teatro di scena.

 

 

Nei dischi precedenti sei stato artefice di tutti i testi delle tue canzoni o quasi. Con questo disco non è successa la stessa cosa, dico bene?

 

Non ti sbagli. Questa volta i testi non li ho scritti io. Ho chiesto al mio amico James Rossmore se voleva aiutarmi, avevo fretta, avevo urgenza di fare questo disco e...

 

Quale fretta?

 

Io ho voglia di stare sul palco continuamente, perchè è la mia vita, perchè amo questa vita, perchè è un momento magico e stupendo ma soprattutto perchè vale la pena sfruttarlo fino in fondo. Sai com'è, dopo vent'anni di gavetta, a 43 anni, è bello cominciare a fare qualcosa di figo e se la cosa ti sfugge di mano vai fuori di testa. Poi tieni conto che io sono impegnato con gli One Dimensional Man, con il Teatro Degli Orrori e con il progetto di poesia majakovskiano. Capisci quanto mi piace questa vita?

 

Parlavamo di "A Better Man"....

 

Si. Ho chiesto a Rossmore di darmi una mano e lui mi ha fatto dono di 26 piccoli componimenti, di cui ne ho costretti nove, facendone nascere altrettante canzoni. Sono felice di averlo fatto perchè io non so più scrivere in inglese. Quando ho imparato a scrivere in italiano con il Teatro degli Orrori mi sono praticamente disaffezzionato alla lingua anglosassone e, più di ogni cosa,  mi sono accorto che questa lingua era solo una mediazione tra ciò che voglio dire e ciò che dirò, e questo non mi aiuta nè in ciò che voglio dire, nè alla bellezza di ciò che intendo dire. Questa è la più importante considerazione che sento di fare. La seconda è che io nei panni dell'interprete mi sento bello comodo e anche un pò più elegante di prima, quindi mi va benissimo così.

 

Questo è un disco diverso anche perchè tanti sono i musicisti che vi hanno contribuito. Chi ha suonato, precisamente, in "A Better Man?"

 

Si, questo disco è fatto di collaborazioni: Aucan, Bloody Beetroots, Calibro 35, Rodrigo D'Erasmo degli Afterhours, Jacopo Battaglia degli Zu, Justin Trosper degli Unwound che suona la chitarra in "A Measure Of My Breath" e Eugene Robinson, cantante e demone nero degli Oxbow.

Tra tutte ci ha fa molto piacere la cooperazione di questi due grandi musicisti come Trosper e Robinson. Il primo è stato uno dei più grandi chitarristi americani degli anni '90, mentre Robinson è un poeta e ha accettato di buon gusto l'interpretazione di  un pezzo di Rossmore.

Diciamo che Rossmore da questo punto di vista ha monopolizzato, nella poetica, questo disco.  Basti pensare che Trosper non prendeva la chitarra da ben dieci anni e lo ha fatto proprio per noi. E' lì che ti rendi conto di quanto possano gratificarci persone di questo tipo e di quanto ci abbia commosso una cosa del genere.

 

Possiamo allora definirlo un disco corale da questo punto di vista...

 

Hai detto la parola più giusta. Lo dico continuamente in tutte le interviste, non è un disco collettaneo, come potrebbe esserlo una compilation,  ma assolutamente corale. Ed è tale perchè ci sono molte intelligenze, molte competenze messe insieme che vengono un pò da tutto il mondo. In un certo senso è un disco più globale rispetto ai precedenti. Dopo 16 anni di onorata carriera ci siamo presi un pò di soddisfazioni. Eh!

 

 

Sono qui per parlare degli One Dimensional Man, ma se una settimana fa leggo che il Teatro Degli Orrori è prossimo allo scioglimento, io come faccio a non chiederti se è vero o meno?

 

Certo, ma io smentisco categoricamente. Il gruppo non ha mai avuto intenzione di sciogliersi e non ha alcuna intenzione di farlo. A quel giornalista io non ho mai detto quelle cose che lui, invece, ha liberamente voluto scrivere. Ha fatto Hyping. Ha estrapolato una frase da un concetto più grande per fare notizia, fondamentalmente perchè ci vuole bene, ma non è vera questa cosa. Non mi lamento nè protesto per ciò che ha scritto ma comunque mi sono preso la briga di smentire questa dichiarazione falsa dalle pagine del Giornale, quello di Berlusconi. La vita è bizzarra e un un pò di follia non guasta! E ti garantisco che questo spazio non me lo sono voluto prendere io, ma sono stati loro che mi hanno voluto intervistare.

Quindi, il Teatro non si è sciolto e non ha alcuna intenzione di farlo. Ti dirò di più. In questo mese registreremo, per intero, tutto il nuovo disco. Aggiungo ancora che abbiamo già un'idea altrettanto circostanziata e sarà un disco molto politico, nel senso che parlerà dell'Italia di oggi e andrà a fondo. Politico non nel senso della militanza ma nel senso della narrazione della società. Sarà un disco come si faceva una volta. Il titolo non te lo dico, sarebbe troppo.

 

Daniele Mazzotta.

Pubblicato il 23 Settembre 2011 da Daniele Mazzotta

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